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Eiffel 65







 


Biografia


JEFFREY JEY

Iniziamo con la roba noiosa: il mio vero nome è Gianfranco Randone e sono nato in un piccolo paese in Sicilia il 5 Gennaio del 1970 da genitori sicilianissimi. Così posso dire di essere siciliano, immagino. Fortunatamente sono nato in una famiglia di musicisti e infatti il mio papà era chitarrista e tastierista. Grazie a questo sono stato su un palco per la prima volta quando avevo un anno e mezzo durante uno dei concerti di mio padre. Non ricordo la sensazione esatta che avevo, ma se adesso mi occupo di musica allora vuol dire che qualcosa mi ha sicuramente colpito quando ero su quel palco. Quando avevo 2 anni i miei genitori decisero di traslocare, mannaggia se l’hanno fatto, sono andati negli Stati Uniti, ero piuttosto piccolo per saltare su e dire “oh, beh, ci passerò sopra”. Così eccomi lì, un piccolo bimbo siciliano a New York City. Alcuni degli segni che avevo riguardo a voler diventare musicista mi vennero incontro quando ero davvero giovane. Non riuscirò a dimenticare quanto mi divertivo a saltare sul divano facendo finta di suonare la chitarra in una canzone di Rod Stewart, “Do You Think I’m Sexy”. Pensandoci oggi, non penso che ci sia neppure una parte di chitarra in quella canzone. Beh, al tempo avevo sette anni e ricordo ancora il mio povero cagnolino Rocky che doveva ascoltarmi mentre mi pavoneggiavo tentando di cantare. Ed ecco che arriva il bello.
Una cosa importante che mi ricordo è il mio primo incontro con un computer: amore a prima vista. Devo ringraziare le mie lezioni di storia perché ero veramente poco contento di stare lì, avrei fatto qualsiasi cosa per uscire da lì. Allora un uomo entra nell’aula e dice “c’è un nuovo corso per quelli che vogliono conoscere ciò con cui lavoreranno le future generazioni”. Come potrete immaginare, fui il primo ad andarci.
Quando avevo 13 anni traslocai di nuovo in Italia con i miei genitori. Come ho già detto, quando decidono di traslocare dev’essere sempre dall’altra parte del globo.
Dopo diversi tentativi falliti di prendere lezioni di chitarra, facendo diventare matto mio padre per anni nel tentativo di farmi diventare seriamente un musicista, ci riuscii. All’età di 15 anni avevo visto persone fare musica usando dei computer. E lì era l’anello mancante della musica, i computer. Non sapevo molto al tempo, così iniziai a leggere tutto ciò che riuscivo a trovare riguardo all’argomento. Il modo in cui mi appassionai di canto fu veramente curioso. Stavo cantando una canzone di George Michael, “Careless Whispers” con le cuffie e una mia amica era seduta lì vicino, meravigliata come non mai. Così le chiesi perché e lei mi disse che avevo una bella voce. Ci vollero 2 mesi perché mi convincesse a registrare la mia voce su una cassetta e quando mio padre la sentì per poco non mi uccise per non avergli fatto sapere prima che avevo una cosiddetta VOCE. Onestamente, non lo sapevo neppure io. :0)
Così mio padre ed io facemmo un patto, lui mi avrebbe comprato una tastiera quando mi avrebbe visto suonare bene. Presi lezioni per 3 mesi e quando suonai per lui e la tastiera arrivò a casa nessuno sapeva dove tutto questo stava portando.
Intanto vivevo normalmente proprio come tutti gli altri. Ricordo il nome della mia prima ragazza italiana, “Patrizia” e di quanto è stato divertente quando mi sono rotto il naso mentre eravamo insieme sulla mia motocicletta a 16 anni.
Sono stato un teenager durante gli anni 80 e amo ancora ascoltare alcuni dei gruppi che sono stati la mia ispirazione da ragazzo. Gruppi come i Depeche Mode, gli U2, i Duran Duran, Rick Astley, George Michael e molti altri ancora. E’ veramente strano che un amante della musica pop abbia iniziato ad ascoltare rock e rap grazie al suo passato in America. Beh, evidentemente ciò significa che ero innamorato della musica, che non mi importava di dove veniva e di chi la suonava. Il mio primo gruppo si formò quando avevo quasi 18 anni, il suo nome era ICU. Avevamo già un computer che gestiva 2 tastiere e una batteria elettronica, cavoli, era difficile da programmare!! Non c’era dubbio, musica e tecnologia per me avrebbero sempre dovuto andare a braccetto. In quegli anni avevo viaggiato cercando qualcuno che credesse nella musica che stavo facendo e che magari mi desse uno sbocco verso il lavoro professionale. Nell’anno 1992 decisi di prendermi un po’ di ferie per andare a far visita a una ragazza che avevo incontrato quell’estate e sicuramente è stato il mio anno fortunato (perché avevo deciso di non portarmi un nastro con la mia musica). In un negozio di strumenti musicali il cassiere, curioso delle domande che gli stavo facendo, mi chiese che genere di musica suonavo. Eccola, la mia stella fortunata. Incontrai Massimo Gabutti, il General Manager della Bliss Corporation. Da allora ho iniziato a lavorare in campo musicale iniziando come cantante dei Bliss Team, conosciuti per hits come “People Have The Power” e “You Make Me Cry”. Poi l’atto finale, l’anno 1999 e una canzone di nome “Blue” entra nelle classifiche. Noi, con un gruppo che aveva tra le mani un successo così grande che ci fece spostare ovunque per 18 mesi non-stop.
Da quel momento in poi, è storia.


MAURIZIO LOBINA

“Penso che scrivere di me stesso non sia molto corretto, onestamente avrei preferito che fosse stato qualcun altro a farlo.”
Ma credo anche che sia giusto e spero interessante divertire tutte le persone che sono a caccia degli Eiffel 65, tutti quelli che vivono la nostra musica con passione e quelli che stanno leggendo in questo momento che crederanno, grazie ad una storia vera che “un sogno può divenire realtà”. Mi chiamo Maurizio Lobina, soprannome “Maurizio Lobina”, nato ad Asti il 30 di Ottobre 1973.
Un bel giorno di sole dell’anno 1978 mia madre mi chiese se fossi interessato a prendere lezioni di pianoforte. Quelli più veloci avranno probabilmente capito che all’epoca avevo cinque anni, e come può un bambino di 5 anni capire se vuole prendere lezioni di pianoforte? L’unica cosa che posso dire è che decisi di farlo perché sognavo di diventare una specie di Bruno Martelli.
Avevo quasi 10 anni quando suonai il pianoforte per la prima volta di fronte a un pubblico, suonando due canzoni classiche, “Per Elisa” di Beethoven e uno dei suoi brani migliori “Adagio Al Chiaro Di Luna”.
Dopo 9 anni che suonavo brani classici per pianoforte, valzer e minuetti, mi sono un po’ stancato perché avevo una grande passione per la musica Pop, Disco e Dance del tempo. Abbastanza strano da credere, questi nuovi pezzi facevano sembrare gli artisti classici vecchi e trapassati, ma sfortunatamente nessuno a quell’età ha la maturità giusta per capire quello che quei geni (è l’unica parola che si avvicina sufficientemente a descrivere quello che penso di quegli artisti) hanno creato. Così ecco che lasciai i miei studi di Pianoforte Classico e che iniziai a suonare qualcosa scritto da qualcuno che non fosse morto da più di 20 anni…
Durante i primi anni di scuola superiore la mia passione continuava ad oscillare tra musica classica e musica contemporanea. Dopo qualche lezione di Jazz e Blues iniziai a suonare con alcuni gruppi della mia città.
La mia prima esperienza in un gruppo fu un vero disastro! Grazie alle mie lezioni di pianoforte classico ero tecnicamente capace di suonare qualsiasi cosa, ma solo se scritto su uno spartito. In altre parole se avessi chiuso gli spartiti il pianoforte sarebbe diventato una costruzione di legno di uno scultore di pop art.
Non tutti sanno che il modo più comune in cui inizia un gruppo è suonare cover di altri artisti (ovviamente) usando come guida quei libretti comprati in un negozio di musica dove trovi gli accordi e il testo scritto sopra. Parlando di “accordi”…chi ha mai sentito questa parola dopo 9 anni di studio di pianoforte classico? Di certo non io!
Dopo 2 mesi di riconsiderazioni, fui contattato da un gruppo che suonava un paio di volte a settimana in un garage messo in modo da sembrare uno studio e lì iniziai a divertirmi. Il nome del gruppo era “Vitanova” e iniziammo suonando cover di U2, Simple Minds, Police e finimmo con Rhythm And Blues e rock melodico italiano. Intanto scrivemmo alcune canzoni e due di esse ci fecero vincere diversi festival musicali e ci portarono ad un paio di trasmissioni televisive importanti. Il disco fu stampato, anche se in un numero di copie molto limitato.
Ma la svolta spuntò subito dopo la mia maturità e poco prima della mia partenza per l’esercito. Da quando avevo 14 anni e grazie alla mia passione per la musica Dance, sono stato in migliaia di discoteche, più o meno tre volte a settimana.
E’ stato così che nell’estate 1992, girovagando tra le discoteche, riuscii a incontrare un DJ di nome Roberto Molinaro (oggi uno dei miei migliori amici e compagni e anche co-compositore di “Move Your Body”). Beh, ci sono voluti circa due mesi perché lo convincessi a farmi visitare lo studio dove stava lavorando e mi presentò al produttore che l’aveva fondato, Massimo Gabutti, che considero un maestro di vita, uno dei più grandi produttori che conosco e senza dubbio una persona che mi ha cambiato la vita.
Così abbandonai tutti i lavori che avevo per sbarcare il lunario e fui totalmente catturato da un’irresistibile passione per questo studietto costruito a metà che mi portava lì ogni giorno a cercare la possibilità di mettere le mani su un brano Dance prodotto da me. Subito dopo un cantante siciliano di nome Gianfranco Randone si unì a noi per inseguire lo stesso sogno che noi tutti avevamo. Assieme a tanti altri, come un giovane DJ di nome Gabriele Ponte, che stava crescendo come DJ nelle discoteche della sua città. Se non ci siete ancora arrivati, i due tipi che ho appena nominato sono Jeffrey e Gabry, con cui ora condivido le incredibili avventure di un gruppo chiamato Eiffel 65 dopo tanti anni di lavoro assieme.
Così questa è una breve storia di come la Blissco., che più di una casa discografica è una specie di rampa di lancio per giovani artisti, è iniziata. Dopo aver prodotto una grande quantità di dischi dai buoni risultati (che non elencherò per non perdere tempo) all’inizio degli anni 90 siamo incorsi nella nostra prima “depressione”, nel senso che le cose andavano piuttosto male e che la situazione economica era precipitata. E’ importante dire che si ha bisogno di periodi del genere per valutare un vero artista. In particolar modo perché quando sei di nuovo sulla cresta dell’onda ti accorgi che sei cresciuto e sei diventato più forte di prima.
Una sera come le altre eravamo in uno dei nostri studi a Torino. Erano le 18.30 e stavamo per andarcene quando volemmo prestare più attenzione a una melodia con cui stavamo armeggiando da un po’. In un’ora “Blue” fu scritta e cantata e 15 giorni dopo fu in tutti i negozi su vinile.
Decisamente non ci aspettavamo la quantità di successo che ha avuto. Pensavamo che sarebbe finito come tanti altri brani che muoiono in un negozio di musica senza alcuna gloria ma eravamo certamente fieri di quello che avevamo fatto perché ci era venuto grazie alla teoria “Facciamolo come ci piace e ispirato solo da noi stessi!”. Dopo due mesi, grazie al supporto della radio, l’ingranaggio si era attivato. Gli Eiffel 65 erano diventati una potenza da combattere per tutte le etichette discografiche e nel momento in cui arrivavano in un mercato era certo che l’avrebbero conquistato in men che non si dica. Non riuscivamo a credere che questo potesse mai succedere ad un artista italiano che per di più produce musica Dance, ma ancora più sorprendente era il fatto che stavamo vivendo quel sogno. Al tempo avevamo già lavorato per anni nei nostri studi conquistando l’intero mercato italiano con alcuni dei nostri gruppi dell’epoca, ma nulla che si potesse comparare a quello che abbiamo visto negli ultimi due anni.
Il nome Eiffel 65 viene da un programma che ci aiuta a scegliere i nomi e il “65” viene da un errore di trascrizione causato da due cifre di un numero di telefono che casualmente sono finite sulla label copy (la label copy è il foglio dove vengono scritte tutte le informazioni sul disco).
In un batter di ciglia stavamo prendendo 500 aeroplani all’anno, facendo 400 concerti e più di 200 promo tutt’intorno al mondo.
Grazie a tutto questo e soprattutto a quello che abbiamo imparato osservando altri artisti suonare abbiamo gradualmente migliorato i nostri concerti live che sono ovviamente da considerare concerti live di una band elettronica che suona musica Dance e che include non solo un front man (Jeffrey Jey) ma anche un tastierista (Maurizio Lobina) e un DJ (Gabriele Ponte). Durante il concerto live c’è qualche sorpresa fatta apposta per far partecipare il pubblico in modo che siano loro il vero spettacolo, quello che noi consideriamo l’unico e solo vero giudice di tutto.
Bene, gente, penso che sia ora di dirvi “ciao” e devo dire che sono felice di come ho vissuto la mia vita e che non cambierei nulla. E se questa è la storia che vi abbiamo raccontato fino ad ora non vedo l’ora che siate voi a scriverne il futuro, per vedere come continua…!!!
Un grande abbraccio, ci vediamo


GABRY PONTE

Ciao, mi chiamo Gabriele, sono nato a Torino il 20 Aprile 1973.
Sono il DJ degli Eiffel 65. Effettivamente, la mia carriera musicale inizia nelle discoteche…a 17 anni ho iniziato a lavorare come DJ in alcune delle discoteche della mia città; all’inizio era quasi un gioco, per scoprire quel mondo fatto di musica che mi ipnotizzava…più avanti mi ci sono sempre più dedicato fino a convincermi che quello che pensavo fosse un hobby del fine settimana sarebbe potuto diventare un vero e proprio lavoro. Per rispondere alla domanda “quando ho pensato di mettere un mio disco sul mercato”…beh, ho iniziato a collaborare con altre persone che avevano lo stesso mio sogno, la musica!
Rispondere onestamente alla domanda “quando mi è venuto in mente di provare a fare un disco” è piuttosto difficile per me. Penso che nessuno di noi si sia mai alzato una mattina e che abbia detto “Okay, penso che diventerò un produttore” o che abbia pensato di raggiungere le classifiche e vendere milioni di copie. Mi ricordo di essere arrivato alla Bliss grazie al fatto che avevo portato alcuni demo (che probabilmente oggi non avrei il coraggio di ascoltare) e sono stato molto fortunato ad aver incontrato così tante altre persone con una grande passione per la musica.
Uno degli importanti progetti ai quali ho lavorato sono stati i DaBlitz, per cui ho senz’altro lavorato a 360 gradi. In effetti è stato importante per iniziare con il processo creativo che fa nascere una canzone fino al processo finalizzante e alla pubblicazione del disco.
Quello che Massimo, il nostro produttore, ci ha insegnato, va decisamente oltre l’uso delle macchine e dei computer per scrivere musica, imparare è solo questione di tempo e di esperienza…essere un produttore è senza dubbio una cosa diversa.
In questi otto anni di lavoro alla Bliss Co. ho probabilmente lavorato a più di 100 produzioni, alcune sono andate meglio di altre, ma ognuna di esse mi ha insegnato qualcosa e mi ha dato l’esperienza che ha migliorato anche il mio lavoro come DJ.
Un DJ ha sempre un contatto diretto con il suo pubblico che è il cuore del genere di musica con cui lavoriamo…come un musicista dev’essere capace di udire una nota stonata un buon DJ dev’essere bravo a capire quello che alla gente piacerebbe ballare e soprattutto dev’essere capace di trasformare questa sensazione in realtà con le sue produzioni musicali.
Questo è quello che ha portato gli Eiffel 65 tutt’intorno al mondo e tra un concerto e l’altro non ho mai cessato di lavorare alle consolle di discoteche, a volte proprio le discoteche in cui sono cresciuto come DJ.










DISCOGRAFIA








Albums


Europop




Contact!




Eiffel 65



01 - Viaggia Insieme A Me
02 - Quelli Che Non Hanno Età
03 - Una Notte E Forse Mai Piu
04 - Tu Credi
05 - Voglia Di Dance All Night
06 - La Mia Lente
07 - Non È Per Sempre
08 - Like A Rolling Stone
09 - Figli Di Pitagora
10 - Sopra Un Palco Per Tutto Il Mondo
11 - Oggi
12 - Cosa Resterà (In A Song)
13 - Io E La Mia Stanza



Singles

Blue (Dabadee)
Move Your Body
Too Much Of Heaven
My Console
One Goal
Back In Time
Lucky (In My Life)
80's Stars
Cosa Resterà (In A Song)
Quelli Che Non Hanno Età


Testi

Gabry Ponte




 

 

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