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Renato Carosone


 

E’ stato indubbiamente uno dei più notevoli talenti partenopei: virtuoso del suo strumento, il pianoforte - e ancora compositore, arrangiatore, ed intelligente innovatore, in un periodo di evidente declino della musica napoletana.
Nasce a Napoli il 3 gennaio del 1920. Erano anni in cui la canzone napoletana d’arte, quella che aveva rappresentato per un lunghissimo periodo l’Italia nel mondo (a pari merito con più importanti romanze e melodrammi, considerati da una certa critica “musica importante e colta”, e spesso contrapposti a voci più popolari), guadagnandole la supremazia musicale negli ambienti e nelle nazioni più diversi e lontani.
 


 

A 17 anni Renato si diploma in pianoforte a Napoli, presso il Conservatorio di S. Pietro a Maiella. Ottiene subito una scrittura, quale pianista e direttore d’orchestra, e si imbarca per l’Africa orientale. Vi rimane per nove anni, suonando con diversi gruppi e dirigendo varie orchestre, sia italiane che anglo-americane.
Forte del bagaglio tecnico e artistico accumulato in così valide esperienze, Carosone si vede riconosciuto il grande merito di saper riportare in brevissimo tempo la canzone napoletana ai fasti precedenti: il compositore realizza brani al passo con i tempi, e di grande livello, rivoluzionando alcuni dei canoni tradizionali della stessa armonia partenopea, e fondendola con ispirazioni e risonanze dei ritmi del jazz; ha una particolare importanza, in questo, l’influsso di Spike Jones. Il successo è strepitoso e unanimi i consensi di pubblico e della stessa citrica.
C’è un aneddoto che si raccontava di Carosone in Africa, ai tempi della guerra.
Non si sa bene per quale motivo il maestro fosse detenuto a Massaua, in Eritrea, in attesa addirittura della fucilazione. A rendere più penosa tale attesa c’era un secondino con la sua fisarmonica intento vanamente a produrre una qualche gradevole melodia. Carosone, chiedendo un’ultima grazia, lo pregò di smettere: “Non puoi far soffrire oltremodo un condannato che ha fatto della buona musica la sua prima ragione di vita”.
 


 

Il secondino, imbarazzato, gli chiese allora, date le circostanze, di suonare lui qualcosa per rendere anche meno penosa l’attesa. Detto fatto passò lo strumento al maestro, che ben presto, con la sua musica riuscì a ingentilire, fino alla commozione, l’animo di quell’uomo, che, colpito dal talento musicale ed umano del maestro, si recò immediatamente dal comandante, che pure sapeva apprezzare l’arte musicale, e gli disse: “Se è proprio necessario, comandante, che domani si debba compiere un’esecuzione, ebbene voglio essere io a morire al posto del prigioniero italiano. Non possiamo privare l’umanità di un artista di tanto valore; egli non può aver commesso il reato di cui lo si accusa”. Fu così che Carosone ottenne la grazia.
Era il 7 settembre del 1960 quando Renato Carosone, appena quarantenne, annuncia clamorosamente il suo ritiro dalle scene. “Il mio momento sta passando, non accetto di passare in seconda fila, preferisco ritirarmi a cento metri dal traguardo”. Quel traguardo che rappresenta il tramonto artistico, la fine impietosa di una gloriosa carriera.
Siamo agli inizi del boom economico e culturale, che culminerà con la grande contestazione studentesca del ’68. Fu una scelta degna di rispetto, fatta con stile ed eleganza, ma che lasciò, comunque, un gran vuoto.


 

Improvvisamente, però, dopo 15 anni, in una serata ripresa dalla televisione, alla “Bussola” di Viareggio, ecco riapparire al grande pubblico il maestro Renato Carosone. Ottiene un formidabile successo di pubblico e di critica.
“Le sue canzoni - come ebbe a dire Renzo Arbore - sono degli evergreen, dei piccoli autentici capolavori. Sono grandi canzoni perché possono far piangere come possono far ridere, essere tristi ma anche allegre”. Ne ricordiamo alcune fra le più significative: Tu vuò fa l’americano; ‘O Sarracino; Maruzzella; Pigliate ‘na pastiglia; Torero; Caravan petrol.
 


 

Il 20 maggio 2001 si è spento nella sua casa romana il maestro Renato Carosone, lasciando nei nostri cuori tanta tristezza e commozione, ma anche l’immagine di sé, del grande artista, dell’uomo, del signore, sempre sorridente, di poche ma garbate parole, studiate e allo stesso tempo spontanee. Se n’è andato alla sua maniera con stile ed eleganza dicendo di voler andare a letto per un sonnellino. Ha voluto anticipare il suo stesso destino, perché lui il traguardo, anche quest’ultimo, doveva tagliarlo cento metri prima.
 


 

LE SUE CANZONI

AMARAMENTE (AMARGAMENTE)

AMI MADE IN GERMANY
ANGELA
ANNI TRENTA
ATENE (ATHENES-ATENAS 1960)
BABA’ AL RUM
BABY ROCK
BASEME
BOOGIE WOOGIE ITALIANO
BUON NATALE AMOR
BUONA PASQUA
BUONANOTTE
C’AIMMA FA’?
UN CAFFE
CAINO E ABELE
CAMPING LOVE
CANCELLE
CARAVAN PETROL
CARNEVALE
CE STA ‘NA FEMMENA
CHE COSA
CHE T’AGGIA DI’
COCORICO
COMMENT VEUX TU
COW BOY
DIGLIENE QUATTRO
DIXIELANDO
ELISABETTA
‘A FARMACISTA
FAUT DE L’AUDACE
FORTUNA CHE SEI QUI
GIACCA ROSSA ‘E RUSSETTO
GONDOLI’ GONDOLA’
GRAND PIANO
HO GIOCATO TRE NUMERI AL LOTTO
HONEY MOON
ICICLE WING DING
IMPROVVISAMENTE
IO TENGO N’APPARTAMENTO
JONATHAN
KALI NICHTA MIO AMOR ATHINA
KISSIN
KLINGE LINGE POLKAE
L’ANGUIDO AMOROSO
LASSEME STA’
LETTERA DA MILANO
LOTTA PIANO
MAFIUSO
MANANA ES DOMINGO
MARUZZELLA (MA HU OSSE LA 66)
O’ MILIARDARIO
MO VENE NATALE
MOM AMOUR C’EST NOEL
NENE’ E PEPE’
NERA NERA
NERONE ROCK
PALLA E PALLINO
PAULA Y PAULINO
O’ PELLIROSSA
PENELOPE E ULISSE
PERLES DE CASCADES
‘O PIANOFORTE
PIANOFORTISSIMO
PIGLIATE ‘NA PASTIGLIA
POESIA FINALE
POETICO GALANTE
POETICO TRISTE
PREFINALE
RAGAZZO DEL SUD
RENATO’S BOOGIE WOOGIE
RUBIO Y LA RUBIA
‘O RUSSO E ‘A ROSSA
SALSA DEL PENSAMENTO
SALUTE
SAN GENNARO
‘O SARRACINO
‘NU SASSOFONO AMERICANO
SCIU’ SCIU’
SEA SHORE
SEICENTO GIOIOSO
SERA
‘A SIGNORA CHA CHA CHA
SOUNDBELL’S
STILE 1929
‘STU FUNGO CINESE
‘O SUSPIRO
T’ASPETTO ‘E NOVE
‘O TAPPETO
TECNICA E LA MIMICA
TERNO AL LOTTO
TORERO
TOUT FONCTIONNE E L’ITALIANA
TRE GUAGLIONE E ‘NU MANDOLINO
TRIKI TRAK
TU VUO’ FA L’AMERICANO
VEDI CAROSONE RENATO
VISSI D’ARTE
VITA MIA
WESTLAND

 

 

 

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